L’ANELLO DI MOEBIUS
Con Mattia Sbragia, Dario Gorini, Riccardo Faina Abbate,
Paolo Danesi, Riccardo Montella, Cesare Pascucci,
Matteo Mandelli, Samvado Lapiello, Giovanni Quarzo,
Bernardo Vesigna.
Scritto da Mario Tani, Roberta Cirillo, Matteo Mandelli
Fotografia: Mario Tani, Cesare Pascucci
Montaggio: Mario Tani, Roberta Cirillo
Produttore esecutivo Matteo Mandelli
Prodotto da Moebius Film
Diretto da Mario Tani e Roberta Cirillo
2001 – 32' –
Per annullare i propri debiti un uomo è costretto a scendere a patti con un’organizzazione criminale che gli affida un’operazione ad alto rischio, in seguito alla quale si ritrova sospeso tra due dimensioni - una reale, l’altra ultraterrena - senza riuscire a distinguerle fra loro. Il suo forte malessere interiore è dovuto all’incapacità di comprendere il motivo per cui si trova in tali condizioni. Solo grazie alla guida di una particolare presenza inizierà ad orientarsi, fino a capire che ha davanti a se un’altra possibilità.
L’anello di Moebius è una struttura geometrica non orientabile in cui non è possibile distinguere il lato esterno da quello interno. Allo stesso modo il film mostra il continuo passaggio del protagonista da una dimensione materiale, fisica, della realtà ad una dimensione ultraterrena, metafisica. Lo spettatore, così come il personaggio, principale, non riuscirà a distinguere l’una dall’altra, perdendosi in questo enigma fino all’ultima scena.

Moebius è il film più complicato che abbia mai fatto fino ad ora. È stato tutto difficile, dal primo giorno all’ultimo, dalla scrittura, alle riprese al montaggio. Avevo l’impressione che non avrei finito mai più, che sarei stato perseguitato a vita da questo film. Quando è finito, oltre al fatto che non ci credevo, mi sono sentito talmente libero che per un mese ho deciso di abbandonare ogni contatto umano con tutti. È stata un’impresa titanica, considerando le nostre possibilità, comunque limitate. E poi per me c’era la difficoltà non indifferente di pensare e realizzare un film in stretta collaborazione con Roberta e Matteo, mentre prima non avevo mai discusso con nessuno su alcuni punti. Però ammetto che Moebius mi ha fatto maturare moltissimo. Ho imparato a lavorare a più stretto contatto con gli altri e ho capito molte cose sulla vita che credo mi serviranno in futuro. Ammetto però di avere qualche rammarico, su alcune cose che avrei voluto fare e che non ho fatto in questo film… ma in quelli dopo.

Nello sviluppo di un racconto cinematografico, ogni volta che ci si trova di fronte a diverse alternative si decide per una di queste eliminando di conseguenza tutte le altre. Nella struttura narrativa dell’ Anello di Moebius abbiamo deciso di mantenerle tutte, creando diversi livelli temporali: tanti passati e tanti futuri che a loro volta possono biforcarsi all’infinito. Un uomo viene aggredito da uno sconosciuto: questi può ucciderlo, può scappare o rimanere vittima egli stesso. Con L’Anello di Moebius sperimentiamo ogni possibilità nel tentativo di sconfiggere la linearità e l’irreversibilità del tempo. Viene proposta l’ipotesi dell’esistenza di infinite serie di tempo, tali da comporre una rete di livelli divergenti, convergenti o paralleli che possono biforcarsi, incrociarsi o non incontrarsi mai, creando in questo modo innumerevoli futuri, coalescenti in un’unica vita. (Roberta Cirillo)

FESTIVAL, PREMI, ARTICOLI e PASSAGGI RADIO/TV
  • 2001 - Arcipelago, Roma
  • 2001 - Digital Desk, Roma
  • 2002 - Digital Culture, Bellaria
  • 2002 - Metamovie, Roma